venerdì 15 dicembre 2006

Lettera a Maurizio Blondet


Questa è la lettera che ho scritto a Maurizio Blondet in risposta a un suo articolo del 23.11.2005 circa l'arresto del negazionista inglese David IrvingNon è stata mai pubblicata né ha ricevuto risposta perciò ve la propongo, anche perchè la conferenza di Teheran sull'Olocausto ha riaperto in questi giorni la questione del negazionismo.

Gentile Direttore,
spero e sono certo che pubblicherà sul Suo sito questa lettera.
Sono stato tra quelli che ha pubblicamente disapprovato l’arresto di Irving così come quello di altri negazionisti; coinvolgere in tali questioni polizia e magistratura non è giusto né utile; ritengo che un reato di opinione, anche se riprovevole, non debba assolutamente essere punito con la carcerazione.
Ciò premesso, dopo aver letto, purtroppo solo di recente, il Suo articolo del 23.11.2005 Giro di vite perché proprio adesso mi è sembrato giusto esprimerLe, seppur con notevole ritardo, qualche doverosa puntualizzazione.
Zündel, anche se certamente meno noto di Irving, è persona che gode di grossa popolarità non solo negli ambienti del cosiddetto “negazionismo” ma più in generale nell’entourage del neonazismo internazionale.
Costui, che Lei benevolmente definisce “artista grafico” non è, tanto per iniziare, l’autore del libercolo negazionista Did six millions really die”, scritto invece da tale Richard E. Harwood pseudonimo del razzista inglese Richard Verral, libercolo che Lei evidentemente, a differenza mia e per Sua fortuna, non avrà mai letto …dorma pure sonni tranquillo non si è perso niente di serio.
Zündel è invece artefice solo di qualche grottesco opuscoletto i cui titoli si commentano da soli ("The Hitler we loved and why” , “UFO’s: Nazi Secret Weapons”…) e a suo tempo si limitò esclusivamente a diffondere, grazie alle sue indiscutibili capacità propagandistiche, il suddetto scritto di Harwood-Verral, assurto alla dignità di testo sacro del “revisionismo olocaustico” tanto da essere stampato in milioni di copie.
Non è perciò storico né, che mi risulti, artista ma è sicuramente un neonazista dichiarato, infaticabile propagandista, gestore di un sito con loghi che evocano i simboli delle SS; circola attorniato da patetici guardaspalle travestiti da SS e si propone al pubblico in varie folcloristiche messe in scene, servendosi di travestimenti buffoneschi, quali indossare la tuta degli ebrei dei campi di concentramento o quella di minatore con il numero del telefono sul berretto, senza esitare a proporsi come una sorta di neo-Salvatore con tanto di croce in spalla.
Effettivamente un processo e un arresto per un fenomeno da baraccone di tal fatta lo trovo certamente inopportuno…
Quanto agli “esperti” di cui parla quello che ha fatto più scalpore è stato sicuramente l’"ingegnerFred Leuchter (autore dell’omonimo e famigerato “Rapporto” tuttora pietra miliare nel “revisionismo scientifico”) che si firmava ingegnere capo”, senza essersi mai laureato in ingegneria, e che si presentava in veste di “ esperto specializzato in progettazione e fabbricazione di tecnologie per esecuzioni capitali”, millantando collaborazioni di lavoro con vari penitenziari americani, dimostratesi inventate di sana pianta.
Parlando della deposizione del sedicente ingegnere, Zündel pontificherà «Era il 4 di aprile del 1988 esattamente nel giorno del compleanno di Adolf Hitler. Fred Leuchter, inconsapevole del bel regalo di compleanno che stava per fare al Führer, entrò a testimoniare nel Tribunale di Toronto tra lo sbigottimento generale (…). Era chiaro a tutti i presenti che si stava costruendo la Storia!».
Leuchter invece, meno pomposamente ma altrettanto grottescamente ebbe a definire la sua “spedizione” ad Auschwitz , in cui aveva inconsapevolmente coinvolto la povera moglie, come la sua “Luna di Miele”.
Che in Germania e in Austria, non per fortuna nel nostro paese, esistano leggi che impongano l’arresto per situazioni del genere è inaccettabile; paragonare però il rozzo neonazista canadese a Galileo, come ha fatto Robert Faurisson, professore universitario reale e non sedicente, mi pare francamente una gran pagliacciata!
Per inciso l’esperto Leuchter, inizialmente proposto come la punta di diamante del “revisionismo scientifico” e osannato sia da Faurisson che da Irving che gli avevano dedicato entusiastiche prefazioni, è ormai stato scaricato da gran parte dei negazionisti, Irving compreso, dopo che Jean Claude Pressac ne aveva distrutto definitivamente il “Rapporto”.
La storia del chimico tedesco, che per essere precisi si chiama Rudolf e non Rudolph, non è proprio la stessa se non altro perchè Germar Rudolf è effettivamente un chimico. “Visitò” Birkenau, non tanto penso per amore della ricerca storica, quanto perché, come ci dice egli stesso, ingaggiato dall’ex generale nazista Otto Ernst Remer, più volte condannato per incitamento all’odio razziale. Che non abbia trovato “tracce di Zyklon B” non è vero e del resto non sarebbe stato possibile perché anche i negazionisti sanno che Auschwitz era zeppo di barattoli di Zyklon: solo che questi dicono che serviva solo ad uccidere i pidocchi e non ebrei, zingari, testimoni di Geova e omosessuali, rinnegando ogni testimonianza di carnefici e vittime e interpretando a modo loro e strumentalmente ogni documento.
Rudolf, come Leuchter ma con maggiore padronanza tecnica, ha sostenuto sostanzialmente l’inesistenza delle camere a gas omicide ad Auschwitz basandosi sul riscontro di basse (attenzione non inesistenti!) concentrazioni di cianuri nei campioni estratti dal Krematorium II rispetto a quelle più elevate ritrovate nelle camere di disinfestazione. Ma su questo punto le stesse critiche fatte da Pressac per il “Leuchter Reort” possono essere estese anche al “Rudolf Report”, criticato peraltro anche da altri, altrettanto importanti, autori, Richard Green in primis. Non mi dilungo sulla storia dei diari di Anna Frank ma voglio solo ricordare che l’uomo che arrestò la ragazzina ebrea non è un personaggio virtuale o romanzesco perché nel 1963 fu trovato e arrestato a Vienna : si chiamava Karl Josef Silberbauer ed è morto nel 1972. E per farsi un’idea dello spessore morale di Felderer, autore di Il diario di Anna Frank: una frode basta leggere un disgustoso passo del suo libro che così commenta le esperienze sentimentali della sfortunata adolescente ammazzata per il solo fatto di essere ebrea “Il mondo non aveva ancora sperimentato l'attuale epoca del porno; e il Diario, diffuso atutti i livelli sociali, diede sicuramente un duro colpo ai costumi sessuali della nostra società, aprendo la strada all'attuale decadenza morale e ponendo le basi di quella vasta industria moderna, in cui a ciarlatani d'ogni tìpo è permesso esporre e vendere, in tutta libertà, la loro sordida mercanzia”.
I Rapporti della Croce Rossa di cui Lei parla mi risulta siano una bufala. Parlavano di sole 300.000 vittime del nazionalsocialismo e fecero la loro comparsa nel ‘55 in un articolo comparso sul giornale “Die Anklage”; la Croce Rossa smentì la veridicità di tali dati in quello stesso anno e 10 anni dopo in una lettera indirizzata all’Istituto di Storia Contemporanea di Monaco, tanto che persino il negazionismo più raffinato evita ormai di farne menzione.
Quello che è certo è che, nonostante le acrobazie statistiche e pseudostoriche, nessun negazionista è riuscito a spiegarci che fine hanno fatto i milioni di ebrei deportati, non immatricolati e scomparsi da sempre nel nulla.
Non penso che occuparsi della presunta inesistenza delle camere a gas possa essere definita storia ma stia pur tranquillo che in Italia, se decidesse di farlo, nessuno Le farebbe niente, io dico fortunatamente: c’è chi sul suolo patrio pubblica un articolo negazionista al minuto senza alcun problema e su Internet le tesi negazioniste si trovano come il baccalà al mercato del pesce.

Cordiali saluti
Francesco Rotondi

3 commenti:

  1. Le dispiace se commento la sua ottima lettera con alcuni miei versi sul tema della Memoria, dedicandoli a M. Blondet e ai "negazionisti" tutti?

    Al pianista di Roman Polanski

    Va’ libera parola, non cercare
    la rima, va’ nel modo in cui van svelte
    le dita del pianista di Polanski
    sopra la sua tastiera immaginaria
    nel ghetto devastato di Varsavia,
    va’ libera senza cercare un bacio.

    Va’ libera parola, non bloccare
    lo slancio, non lasciare che il pensiero
    offenda la memoria ed offra spazio
    a riflessioni storiche e giudizi
    per colpe nuove, usure e deicidi,
    va’ libera senza cercare un metro.

    Va’ libera parola, non frenare
    lo sdegno, ti sospingano l’immagini
    di donne, bimbi e vecchi dietro il filo
    spinato, ti soccorrano i ricordi
    di forni crematori e marchi ai polsi,
    va’ libera, componi pure a braccio.

    Va’ libera parola, non temere
    interruzioni della tua spirale
    di fiati senza sosta, uguale a Primo
    Levi domanda che scolpita sia
    nel cuore la Shoah: come al pianista
    sta’ certa non ti mancherà la musica.

    Lino Lista, 27/01/ 2005

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  2. caro Lino,
    ti ringrazio per i tuoi bei versi e per aver voluto lasciare il tuo segno su questo mio angolo virtuale.

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